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Vita e Habitat degli studenti

(DOCUMENTARIO A CURA DELL’ISTITUTO
GEOGRAFICO-ANTROPOLOGICO COMIXIANO DI RICERCA)

studiare

La scuola è una società divisa in classi e gli studenti sono animali che vivono in banchi. Tali banchi, manufatti in ferro e truciolato molto simili a strettissimi seggioloni per poppanti, sono utilizzati ancora oggi sebbene risalenti ad epoche remote (probabilmente il neolitico). Sopra il ripiano di ogni banco si possono apprezzare incisioni rupestri di grande valore storico-culturale: simboli fallici, cuori trafitti, inusuali rituali d’accoppiamento, formule matematiche, codici decifrabili (T.V.T.B.,3MSC) o ancora sconosciuti agli studiosi (T.V.T.B.A.S.P.C.U.F.D.P., presumibilmente “Ti voglio tanto bene anche se puzzi come una forma di pecorino”)

E’ invece rischiosissimo, e a volte mortale, mettere una mano “sotto” il ripiano del banco. Infatti, appoggiati o appiccicati, si possono ritrovare reperti infettivi quali:

– chewing-gum fossili
– chewing-gum ancora mollicci masticati da ignoti
– fazzoletti di carta (usati)
– carta igienica (usata)
– una brioche con data di scadenza “febbraio 1941”
– DNA di dinosauro
– un pipistrello morto (forse)

Principale luogo di forzata aggregazione, per gli studenti, è l’aula: un habitat che procura ai giovani esemplari della specie umana una forma di foto-allergia e scompensi alla vista. La luce del sole entra infatti nelle aule attraverso vetri smerigliati. Smerigliati dalla polvere e dalla sporcizia. L’illuminazione fioca, resa ulteriormente innaturale dalle lampade al neon, procura agli studenti sonnambulismo e una sorta di semi-cecità: come i pipistrelli, i ragazzi riescono fortunatamente a muoversi nell’ambiente grazie allo sviluppo di sensi-radar.

Sensi radar che a volte tornano utili per evitare l’attacco del maleodorante branco dominante: “il corpo docente”. Agli ordini di un feroce capo predatore generalmente vestito da pagliaccio, “il preside”, e assistito da sgherri spesso doppiogiochisti (“i bidelli”), il corpo docente ha un unico scopo: fare scempio degli studenti. Emblema di questo malvagio gruppo animale è la cattedra, sopra la quale troneggiano due simboli della nostra cultura: la religione e lo stato. Ovvero, un crocifisso e la foto del presidente della repubblica (a volte ci si mette un po’ ad aggiornarsi, in alcune scuole c’è ancora Pertini).
In fondo all’aula, nell’armadio, reclusi come prigionieri, agonizzano i “vocabolari”. Anche in questo caso le scuole fanno spesso fatica a stare al passo coi tempi. Non è raro, infatti, imbattersi in tomi non proprio recentissimi, recanti la seguente intestazione “Vocabulario de la lengua italica (editione Zanechelli, anno Mille et cinquecentum)”.

Per ritemprarsi dalle vessazioni del corpo docente, e per espletare le naturali incombenze fisiologiche, gli studenti si danno ritrovo in un particolare ambiente: il cesso. La parola “cesso” è stata coniata assieme alla scuola. Prima esistevano solo i termini “bagno” e “toilette”. Definizioni troppo gentili per gli orrendi tuguri e le spaventose turche che infestano i nostri istituti. Malgrado l’aspetto, i cessi sono, come detto, dei gettonatissimi luoghi di ritrovo. Le femmine non vi si recano se non accompagnate da una/due/tre loro simili, mentre i maschi, per dare un tocco di bellezza, sono soliti apportare modifiche all’intero ambiente. Da segnalare in particolare, come tocchi d’arredamento, le impronte delle scarpe sul soffitto e i soavi affreschi di volatili sui muri.

L’istituto geografico-archeologico comixiano di ricerca vi dà appuntamento alla prossima puntata.

trettrè

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