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Tutti insieme forzatamente!

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Ecco qui di seguito le principali tipologie umane dei compagni di classe. Riconosci, e barra con una X, i personaggi di cui vengono riportate le caratteristiche.

L’Adulatore
O più prosaicamente “leccaculo”, è uno degli esseri più infidi e spregevoli della classe. Sempre pronto ad annuire, con espressione tra l’interessato e il beota, a qualsiasi cosa l’insegnante gli dica (“Mazzini è nato a Genova” o “Brutto stronzo, ora ti faccio il culo”), l’adulatore è l’unico che si abbassi alla più abbietta manifestazione di servilismo: andare al distributore automatico a prendere tè o caffè per le professoresse, scucendo, come se non bastasse, le 500 lire necessarie.
Di fronte al prof, è in grado di vomitare anche 300-400 volte al giorno le parole “sì, sì certo”, “sicuramente”, “Signora professoressa” e “mi scusi!” È il solo a dimostrarsi visibilmente infastidito per l’eventuale baccano provocato dai compagni. Durante le verifiche non passa suggerimenti nemmeno sotto tortura. Spesso quando è troppo tardi, ci si accorge di averlo eletto rappresentante di classe.

La racchia secchiona
Brutta come la fame e antipatica come una merda pestata, questo comunissimo esemplare tenta di sopperire a ogni infelicità tuffandosi in uno studio matto e disperatissimo. Sa ripetere pari pari anche 200 pagine, senza avere in realtà compreso alcunché della materia studiata.
È capace di azioni turpi quali le delazioni anonime nonché la falsa testimonianza.
Durante i compiti in classe erge invalicabili barricate intorno al proprio foglio protocollo.

La racchia scimunita
Non supportata dalla capacità mnemonica della precedente, la racchia scimunita, altresì detta “scorfano”, non ha altra occupazione che sprofondare triste fra le pagine di Cioè, vagando fra improbabili fantasticherie amorose al fianco di Brad Pitt. Rancorosa, diffidente e sempre all’erta, è in possesso della rara abilità di reagire in modo sfasato ed esagerato in qualsiasi circostanza: a un innocente “Ciao”, non è raro sentirsi rispondere “Cosa vuoi, cretino?!”

La peripatetica
O per meglio dire “la zoccola”, è l’elemento porno-gaudente della classe. Le sue performance durante le feste e le gite diventano in brevissimo tempo materia di proverbi e leggende.
In genere non particolarmente bella, sa scoprire le proprie armi migliori con la nudità. Va con tutti, a patto però che abbiano almeno un anno in più dei suoi compagni di classe.

Il rivoluzionario
Emulo del passato da sessantottini dei genitori, è perennemente incazzato contro il mondo. Indossa la kefiah tutto l’anno. Legge Sartre e al cinema ci va solo per seguire rassegne su Kurosawa, Godard, Kiarostami, Loach e Zhang Yimou. Fuma come un turco e dichiara di continuo che non può andare avanti così, deve smettere, o morirà presto di cancro ai polmoni. Che ci sia un colpo di stato in Chiapas, o che manchi un rotolo di carta da culo in uno dei cessetti della scuola, poco cambia: si tratta di un ottimo motivo per organizzare scioperi e okkupazioni. Ancora non lo sa, ma sotto sotto gli batte un cuore paternalista e benpensante.

Il biripetente
Insuperabile maestro nell’arte di imputridire l’aula con scoregge cipollate, è un genio delle astuzie che snervano l’insegnante. Giustifica le assenze con scuse del tipo: “Ho partecipato al Camel Trophy”, “Mi è venuta l’ebola” o “Sono andato in Argentina al funerale di mio zio Diego Armando”. Durante i compiti in classe è facilmente reperibile in loschissime sale giochi di periferia, mentre combatte eroico e tutto solo frotte di invasori alieni. Ha la capacità di provocare ictus con l’esibizione dei suoi temi o delle sue verifiche di matematica. Al cesso, ti puoi commuovere nel vederlo dipingere soavi e svolazzanti uccelli sui muri.

L’angosciato angosciante
Non si sente mai preparato. Le interrogazioni non lo fanno dormire la notte e gli fanno venire sudori freddi. Cerca ossessivamente il conforto dei compagni e continua a ripetere che “non ce la farà mai”. Onestamente, fa venire due balle alla zuava.

Il trafficone indisponente
È l’unico esempio di truffatore irritante. Si munisce di bigliettini, trucchi e imbrogli, ma non sa utilizzarli. Non ha alcun barlume di conoscenza delle materie oggetto della prova. Non capisce i suggerimenti dei compagni o, peggio, li storpia in modo grottesco, producendosi in titubanze imbarazzate e sorrisetti malfermi, sbalordendo l’insegnante che non sa più cosa pensare dei suoi alunni e di sé. È un cretino.

I disinteressati
Alcuni studenti, nemmeno per sbaglio, captano alcunché della lezione. Sono impegnati in altre attività.
Gli incisori, che instancabili passano la giornata a cesellare con cura certosina il loro banco di scritte e graffiti.
Le scrittrici, che annotano ogni loro emozione, turbamento o proposito sul ciclopico e gibboso diario multicolore e multiodore.
I lettori, che sono in grado di divorare, senza mai alzare la testa verso l’insegnante, decine di libri extrascolastici a settimana: dall’Ulisse di Joyce a Come dare e ricevere orgasmi da urlo, va bene tutto per farsi una cultura alternativa a quella imposta dai professori.
I musicofili, che ascoltano l’I Pod, seguendo il ritmo con colpi di ganascia e gomma da masticare. Altre occupazioni non sono degne di nota.

La tettona
Il resto del corpo non conta. Il suo petto è un totem per l’intero popolo maschile della scuola. A chi fa timidamente notare presunte escrescenze chiappo-cellulitiche o eventuali imperfezioni nei lineamenti, viene replicato che due tette del genere compensano tutto. Spessissimo è dotata di animo gentile e modi garbati, ma nessuno se ne accorgerà mai.

Lo sfigato
Occhiali con lenti a fondo di bottiglia, brufoli in continua eruzione, timidezza ai confini del ritardo mentale e insopprimibile, ma repressa, tensione sessuale.
Segretamente innamorato di compagne inaccessibili, diventa spesso oggetto di frizzi e lazzi: è tristemente ricordato il caso di tal Zefferini di Scorzarolo Mantovano, spiato attraverso la serratura del gabinetto, durante una gita, dai truci e insensibili compagni di stanza, e per via della furia da Unno con cui lo si era visto intrattenere affettuose relazioni intime fra sé e il suo pipino, da quel momento biecamente soprannominato “Onan il barbaro”.

Il trio dell’Ave Maria
Si intende un minuscolo gruppo di ragazze, di aspetto fisico variabile, depositarie degli assoluti valori dell’amicizia, della lealtà e del buon gusto. In breve: bastarde pettegole pronte a pugnalarti (alle spalle) a ogni occasione.
A corto di argomenti, non si fanno scrupoli a inventare e diffondere balle clamorose. Per chiarire il concetto, sono e saranno sempre le prime a sentenziare che la Letizia è una gran troia a farsi Giacomo senza aver mollato Tommaso, evitando di mettere le cose in chiaro con Mattia e facendo la stronza con la Ginevra che a) è la sua migliore amica, b) lo sanno tutti che muore dietro a Giacomo. Un ghigno falso e malefico regna perpetuo sui loro volti.

La civetta
Ammicca, irretisce, sculetta, dice e non dice, mostra e non mostra. Se non ci provi, rappresenterà il più grande rimpianto della tua vita. Se ci provi, riceverai uno sguardo sbalordito e ripugnato, e uno sberlone ben assestato.

La nobile
Contraddistinta da nomi quali “Federica Ranieri Sforza”, “Giada Casati Caimani” o “Pollicina Selvaggia Momigliano Canossa”, la nobile viene prodotta in un numero limitato di esemplari. È individuabile grazie agli accessori di cui è munita: abbronzatura stronzesca, capelli biondi, lenti a contatto azzurre, plastica al naso, abbigliamento à la page. Due volte la settimana va a lezione di “R” moscia. Scia e cavalca divinamente. Se mai è dotata, per errore, di qualche barlume di intelligenza originale e non omologato agli standard della buona società, è compito dell’ambiente che la circonda reprimerlo immediatamente. Se ti incontra per strada, non saluta, a meno che tu non sia come lei.

La finta nobile
Per sopperire alla carenza di “nobili doc”, vengono sempre più spesso sfornate le cosiddette “finte nobili”: patetiche figure di umile estrazione sociale che conducono una pseudo vita al di sopra delle loro possibilità. Non salutano, si fanno le lampade, vestono griffato, frequentano solo “bella gente”. In famiglia, al riparo da sguardi ostili, compensano le spese folli mangiando pane e acqua (di rubinetto).

Il porco
Tale esemplare grufolante, diffusissimo nelle scuole medie inferiori, tende a rarefarsi col progredire della carriera scolastica, senza tuttavia scomparire mai definitivamente. Anche nelle scuole superiori ce n’è almeno uno per classe. Il suo unico scopo è palpare: tette, culi, ginocchia, metacarpi, ossi parietali sinistri, non importa. Ciò che conta è soddisfare il tatto. Rappresenta l’incubo di alcune compagne di classe, solite sentirsi rivolgere apprezzamenti tali da fare inorridire uno scaricatore di porto erotomane turco. Le sue fantasie sessuali sono in grado di turbare a vita sprovvedute anime candide. È il tipico agghiacciante personaggio fiero di ripetere il motto “Le donne sono tutte puttane!”, salvo poi sferrare pugni rabbiosi, in lacrime, quando gli si fa notare che, fra le donne, c’è pure sua madre.

Lo sportivo
Ottimo praticante di ogni tipo di sport, dal calcio al tennis, dallo sci alla pelota basca, dall’atletica alla lotta libera nel fango, lo sportivo suscita sentimenti contrastanti: alcune compagne se ne innamorano, tutti gli altri lo odiano. Non è tanto invidia, quanto spirito di sopravvivenza: non è giusto che in coincidenza delle interrogazioni più dure, lui regolarmente se ne esca per giocarsi le sue partitelle.

Il depresso
Sinceramente partecipe di tutti i mali dell’umanità, senza tuttavia avere la pretestuosa carica rabbioso-eversiva del “rivoluzionario”, il depresso passa le giornate totalmente incompreso: studia senza averne voglia, è innamorato ma non si dichiara, è più intelligente degli altri ma non riesce a dimostrarlo, la TV lo annoia, si ubriaca per dimenticare, ammorba gli amici e legge esclusivamente macigni storico-filosofico-pessimistico-esistenzialistici. Malgrado tutto, resta uno dei migliori.

Lo sgobbone
Fra tutti i compagni è quello che, forse, suscita più pietà e tenerezza. Stabilmente tra i primi della classe (a volte è addirittura il primo), lo sgobbone possiede uno spirito altruista e generoso. Studia senza divagazioni, trucchi e imbrogli, e a fine giornata passa a metà classe, tramite telefono, i compiti da svolgere per il giorno successivo. Compiti perfetti, spesso certificati da costosissime lezioni private. Per anni viene sedotto, senza mai ottenere soddisfazione, dalle compagne di classe, che hanno come unico scopo quello di sfruttare la sua utilità scolastica. Se non impazzisce, farà strada.

La bella
Il solo fatto di averla come compagna rappresenta un vanto per ogni maschio della classe, orgoglioso di poter dire agli amici estranei e sgolosoni che lui ci vive giorno per giorno, con la gnoccolona, e soddisfatto di millantare con la suddetta una grande amicizia che forse un giorno porterà a qualcosa di più concreto (balle). La Bella, tuttavia, suscita sentimenti contrastanti: alcuni, colpiti dalla sua delicatezza d’aspetto, vengono investiti da un vero e proprio amor cortese, altri, macerati dall’impotenza e dalla libido, non manifestano altro proponimento che “farle del male”. Affiancata alla Bella, vaga sovente una trista e oscura figura: la Scudiera”. Ovvero, un’amica orribile o perlomeno insignificante che, per spirito masochista, decide di eleggere la prima a sua migliore amica, lasciandosi totalmente oscurare e mettendo anzi maggiormente in risalto lo splendore della compagna. Suo lusinghiero compito è quello di allontanare i pretendenti non graditi alla padrona. Ignara delle dinamiche amorose, la Scudiera, rosa da invidie e tormenti, sarà la più veemente e caustica nel lamentare il tradimento dell’amicizia, ogniqualvolta la Bella la abbandoni per unirsi al fortunato di turno.

Gli indisposti perenni
Sono quei poveri sfortunati che, vittime di chissà quale incantesimo o fattura voodoo, si ammalano proprio il giorno prima o il giorno stesso di verifiche e interrogazioni. Su di loro non si abbattono grandi malanni, ma solo “poche linee di febbre”, “coliti”, “nausee”, “bruciori di stomaco” o “minuscole perdite di sangue dal naso”. Altruisti e onestissimi, ti fanno grande tenerezza e simpatia quando, pallidi ed emaciati, si rifiutano di uscire interrogati a causa dell’improvviso malessere. E al posto loro vieni chiamato tu.

Gli indisposti kamikaze
Sono quei poveri imbecilli che, non riuscendo più a bluffare con i genitori per stare a casa da scuola, si procurano reali malori ingerendo boccette di lassativo o andando di prima mattina, nudi, in gennaio, nel giardino di casa. Vomiti e cagotti sono prove tangibili della loro reale “indisposizione”.

L’assente cronico
Ogni classe ne ha almeno uno o una. Sarebbero belli, spiritosi e simpatici, se venissero a scuola. Sulla pagella, a fine anno, accumulano una sfilza di N.C. Vengono bocciati e, dall’anno dopo, redarguiti e messisi d’impegno, allieteranno il corso successivo al vostro.

L’ultrabigotta
Se la Bigotta può normalmente rientrare nella categoria del Trio dell’Ave Maria, l’Ultrabigotta rappresenta un’entità a sé stante. Non sparla, si fa i fatti suoi. Mette un po’ di soggezione. Quando parli con lei, ti viene lo scrupolo di esprimerti come un lord dell’epoca vittoriana. Una parolaccia la rattrista, una bestemmia può provocarle paresi facciali permanenti. Uno strano sortilegio però fa sì che, durante i compiti in classe, divenga improvvisamente dimentica della carità cristiana: non passa suggerimenti nemmeno sotto la minaccia di un esorcismo. Forse ci vorrebbe un miracolo.

La coppia
In ogni classe se ne forma almeno una. Tesorieri dei misteri dell’amor coniugale, i “morosi”, a seconda del loro aspetto o della natura dell’abbinamento (lui orrido-lei gnocca, lei nana-lui giocatore di basket, lui glabro-lei pelosa…), possono diventare oggetto di invidie o di pubblico ludibrio. Alle feste, sono i primi ad abbandonare la compagnia. Oppure, nel caso in cui siano veri beduini esibizionisti, non dimostrano alcun ritegno nel consumare focosi amplessi sopra divanetti accuratamente messi in vista. In classe però fingono di non conoscersi, per non mettere gli altri in imbarazzo.

Gli anonimi
Nessuno se ne accorge, ma le classi ne sono piene. Equamente suddivisi fra maschi e femmine, sono personaggi amorfi e indistinti, coi quali in anni di convivenza forzata non si va mai al di là del generico saluto. Alla fine degli studi, è quasi impossibile ricordarne le facce. Diffusa la tendenza a ritenerli alunni delle classi altrui.

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By Quelli di Comix

11 Commenti

  1. ahahaha
    sembra di guardare una foto di classe!!!
    incredibile…
    ovviamente il mio ruolo è stato definito:
    disinteressata appartenente alle 3 sottocategorie 🙂

    bei tempi quelli del liceo già già…

  2. da sottolineare ke nel trio dell’ave maria ci potrebbe anke essere la bella e 2 scudiere cesse da far skifo alla morte… poi le cosìdette “zoccole” sono talmente tante nella classe ke tu facendo parte della categoria del gentil sesso ti kiedi:”Ha il naso cm quello di buffon e pure si scopa certi pezzi de sorco da paura!!!!”

  3. Civetta…. anche se io ho un’amica orribile che sta sempre con me… be mi aiuta nei compiti…. e io le passo i miei ex… GIOKO DI SKUADRA!!! XD

  4. io ‘disinteressata lettrice’, ‘scudiera’ e ‘sgobbona’.
    e ovviamente una delle ‘tre dell’ave maria’.

  5. Io in classe ho il primo della lista: L’adulatore. E mi sta sui cojoni in un modo a dir poco pazzesco!
    Comunque io penso di essere tra la Tettona (-.-“) e la Disinteressata… però mancano I Simpaticoni: e io sono una di quelli!!! ;D

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