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Il succhiotto

By Claudio Bisio (tratto da “Ridono di noi” – Mondadori)

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Io non ho mai capito a cosa servono veramente i succhiotti.
Perché io ne ero vittima. Mi ero appena uniformato alla direttiva CEE che impone di limonare entro il quindicesimo anno di età (e io ero pluriripetente), che subito passò di moda.
Il limonare. Così, finito.

Passa il mio amico Bregantin – noto rompicoglioni – mi sfonda con una vecchia (che all’epoca andava molto, e consisteva in una ginocchiata fortissima data alla cieca, ovunque nel corpo) e mi fa: “FermatifermatifermatiFERMATI!!!”, “Coaè?!?” faccio io. Ma non sia tu che a fare quel che stai facendo tu, si è assolutamente out?!?” “Aiì??”
La Titti, che è sempre stata una sensibile al nuovo che avanza, folgorata da questa rivelazione mi fa anche lei una vecchia, al fegato, e sdegnata se ne va.
Con Bregantin. Limonando.
Io, che non sono proprio stupido, pur riverso sul selciato in piena cianosi a causa di tutte quelle vecchie, e pensavo tra me e me:” Và che out che è Bregantin!”, ed ero contento.

Ma a questo punto mi informo. E scopro che il succhiotto è un “Ematoma. Causato dall’intensa e traumatica suzione e successiva congestione dei vasi capillari sottocutanei del collo, o altra parte molle”. Zingarelli.
Che, quindi, come minimo fa malissimo. Primo.
E secondo, pensavo tra me, perché non glielo fai a  Bregantin, l’ematoma!
E poi lei però ti dice ti amo, voglio esserti fedele sempre, voglio testimoniare il mio senso di appartenenza e allora ti faccio un succhiotto. Insomma, in breve… aiaiaiaiaiAHIHAIA! Ce l’avevo anch’io. Un succhiotto vero.

Passato il malino iniziale faceva un suo bel chic. Ecco, il bello del succhiotto pareva fosse il segreto del’avvenuta marchiatura, da celare a tutti tranne che la marchiante –  per un fatto sindacale – e agli amici.
Agli amici bisogna raccontare un sacco di palle, anzitutto che si gode immensamente mentre te lo fanno, cosa non vera; poi si deve assumere un’aria consapevole, disillusa, con la bocca mesta all’ingiù ma increspata con un abbozzo di sorriso tipo Studio Line dell’Oreal.

Il problema  principe era tornare a casa col succhiotto.

Tempo trascorso dal mio ingresso in tinello: meno di quattro secondi.

Ed ecco, mio padre si avvicina e mi dice: “Ma è vero quello che si gode immensamente mentre te lo fanno?”.

Sì babbo, risposi io per giustificarmi.

Mio padre, risollevato, mi abbracciò in silenzio, mi lanciò uno sguardo… e mi massacrò.

Ma così, eh, giusto per dare un contentino alla mamma!

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By Quelli di Comix

1 Commento

  1. hihihihihihihihihihihihihihihihi!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! ma avete prpr ragione!!!!!!!!!!!!!:-)))))))

  2. Ahahah…è stupendo quando i prof durante le interrogazioni dei compagni mi beccano a ridere come una pazza mentre leggo comix….ahah….xDxD

  3. uahahahha io sono una carnefice! il mio ragazzo viene sfottuto dai compagni di rugby per i segni che gli lascio

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